La scrittura disordinata è da sempre un cruccio per molti, per chi scrive e per chi osserva. In età evolutiva, viene spesso vissuto come un problema, a volte, anche quando si è adulti. Sebbene oggi l’abitudine a scrivere a mano sia in drastica diminuzione, e la riduzione della leggibilità possa dipendere anche da una, effettiva, riduzione dell’abilità manuale, è importante ricordare che la grafia manoscritta non va interpretata come un dato statico, ma come un profondo processo comunicativo. Come tale, va compreso e rispettato. “Giudicare” la scrittura in base a parametri estetici può portare a gravi errori di valutazione e comprensione dell’essere umano che si ha di fronte. Non parlo, in questo articolo, di disgrafie riconducibili a problematiche diagnosticate e riconosciute, ma di grafie “non belle”, che non corrispondono ai canoni estetici attesi. Ciò che viene percepito come “non ordine”, può rimandare a processi di pensiero ricchi e produttivi, dall’intuito alla creatività, dalla profondità ad un pensiero personale molto marcato, a specifiche attitudini professionali. Una grafia che non corrisponda a canoni estetici di regolarità o “bellezze”, è portatrice di significati personali, della personale bellezza interiore, che si esprime, nella vita, come nella scrittura, attraverso ciò che più appartiene al singolo individuo: la sua unicità. Questo è il punto di partenza fondamentale, ma anche di arrivo, dalla grafologia evolutiva®: riconoscere l’unicità, valorizzarla, fare in modo che si realizzi nell’esistenza.
a cura della dr.ssa Annarosa Pacini, grafologa, counselcoach, esperta di comunicazione applicata alla vita, personale e professionale
Grafologia evolutiva®: la scrittura come espressione manifesta e potenziale
La scrittura a mano è anche forma, e l’immagine, lo sappiamo bene, non sempre corrisponde alla realtà della sostanza. Spesso, l’idea che l’estetica della scrittura sia parte necessaria di una “buona” scrittura, ha condizionato molto il giudizio degli osservatori. Dagli insegnanti ai genitori, alla persona stessa che scrive ed osserva la propria scrittura. Ma una cosa è sviluppare l’abilità manuale, da un punto di vista grafomotorio, che consenta di eseguire il tracciato grafico con piena e libera espressione di sé, da ogni punto di vista, neurofisiologica, motoria, simbolica, psicologica, altro è, invece, “dover” scrivere in un certo modo perché la forma della scrittura debba essere “bella”.
Quello che a volte viene percepito come disordine, riguarda spesso le scritture “oscure”, termine che non ha una connotazione negativa, come comunemente inteso. Chiare, sono le scritture leggibili, oscure, quelle che lo sono meno. La scrittura è la persona, rappresenta le sue caratteristiche di base, come si evolvono e si sono evolute, l’interazione dell’essere umano con il suo ambiente. Per questo, ogni grafia esprime una bellezza unica. La leggibilità, o la chiarezza estetica, è soltanto uno dei tanti elementi, che concorrono alla creazione del modello grafico della scrittura. Che può appartenere, ad una persona, oppure no. Una scrittura può apparire “disordinata” a chi abbia un’immagine rivolta alla morfologia classica, e non comprenda che si tratta di un “abito”, mentre può invece esprimere creatività, originalità, profondità di pensiero e molto altro.
La scrittura a mano, la bellezza dell’unicità
Velocità non è disordine. Semplificazione non è disordine. Ridotta leggibilità non è disordine. Viceversa, potremmo avere grafie leggibili, che indicano invece indecisione, mancanza di una solida visione di sé, confusione rispetto alle scelte o alla percezione del proprio valore. Come nell’arte, si è imparato che la bellezza della comunicazione artistica si esprime in molte forme, ed ognuna ha il proprio valore, lo stesso dovremmo fare rispetto ad una scrittura. La bellezza, concettuale, simbolica, artistica, di un’opera di Picasso piuttosto che di Monet piuttosto che di Michelangelo, bellezza è, e bellezza resta, esprimendosi però attraverso i canoni scelti e comunicando l’unicità dell’artista che la crea. Vale lo stesso per la scrittura.
Il rispetto viene ad essere il fondamentale criterio da usare: la diversità è il valore intrinseco dell’unicità umana, e così della scrittura. Non è “bello” ciò che “pare”, bello, ma è bello tutto ciò che esprime in maniera compiuta il sentire individuale. Che può essere poi migliorato, se lo si desidera, implementato, non però per seguire un modello dato, ma per trovare la migliore espressione di sé, che si tratti di scrittura, di relazioni umane, di realizzazione professionale.
Dall’equilibrio interiore all’armonia nella scrittura a mano
Altra cosa è la “disgrafia”, intesa, invece, come segnale di un mancato apprendimento che condiziona la libera espressione del movimento grafico. Disgrafia, disortografia, discalculia, sino a più specifiche problematiche che possono coinvolgere la scrittura, richiedono comunque una capacità di ascolto, sempre, fondata sul rispetto di ciò che la persona produce, che la grafia è, in ogni momento, anche un modo per comunicare.
Non poche volte, nella mia attività, come esperta di relazioni umane e comunicazione valoriale, è risultato ben evidente che tante difficoltà che una grafia poteva mostrare erano l’effetto di ciò che la persona provava e viveva (e riguarda ogni età, non solo le età giovanili). Aiutando la persona a prendere consapevolezza del proprio valore e delle proprie possibilità, nel parallelo e concreto percorso di evoluzione nel vivere quotidiano, non vi è stata situazione in cui anche la grafia abbia seguito quell’evoluzione, esprimendo un nuovo equilibrio, frutto di una scelta intenzionale di riconoscimento e affermazione di sé.
(N.d.A. L’immagine non rappresenta una grafia “disordinata”, intende invece esprimere l’armonia personale che ogni scrittura può esprimere)

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